HUMAN CROSSING | FOOTPRINTS OF CULTURE AND PEACE rappresenta il cammino del genere umano. Pablo Caviedes e Giulio Orioli ci accompagnano in questo viaggio con due visioni, due estetiche due mondi narrativi completamente diversi ma con un naturale comun denominatore: l’Essere Umano. Nel titolo dell’evento il concept sintetizzato: impronte di cultura e di pace. L’uomo è l’essere in movimento.

L’impronta dell’essere umano è la traccia storica di ciò che l’uomo lascia dietro di sé, nella sua essenza e nel movimento. 

Nel suo percorso l’uomo lascia tracce indelebili, modifica territori, modifica culture. Cambia i modi di pensare; nel suo cammino l’uomo di evolve. 

Stanziale o in movimento, il compito ancestrale e genetico dell’essere umano è quello di modificare il proprio ambiente. 

Questo non avviene, come erroneamente si può pensare con un pensiero tecnico-industriale, ma attraverso lo sviluppo della cultura. E se l’essenza e il vero senso della vita fosse la conoscenza?

E come potrebbe non essere così, quando è così evidente agli occhi l’esigenza animale dell’Uomo nel lasciare la propria impronta? 

Ma quale conoscenza? L’unica conoscenza che aiuta il genere umano a progredire è quella condivisa, importata ed esportata. Il movimento è duplice: ciò che si importa è automaticamente esportato da un altro luogo; e se la mente è un non-luogo che vive solo quando cresce, è lo scambio ciò che la può mantenere viva. 

L’essere umano cresce solo in un circolo virtuoso di importazione ed esportazione di esperienze, di culture, di menti, di vita. A che porta tutto questo? Tutto questo porta alla ricerca della pace, fine ultimo dell’uomo culturale, che a sua volta porta benessere, in quanto inclinazione naturale dell’uomo. Anche ove vi siano regressioni culturali, sociali, comportamentali, la pace non regredisce; si può fermare per qualche tempo, ma poi, inevitabilmente, riprende e ricomincia il proprio percorso da dove era stato interrotto. Perché la pace è nell’uomo e l’uomo è colui che la crea. É un interessantissimo continuo meccanismo a catena di azione e reazione, quello che conduce l’essere umano nella sua vita terrena e oltre e quando la traccia e l’impronta sono quelle giuste, giusto è il risultato. 

E a ben vedere anche se appare più evidente e rumorosa la guerra, la pace è quella che ha più connotato la storia dell’umanità, perché se la guerra si esprime in zone isolate, la pace coinvolge tutti, come un’onda calma che spesso agisce senza fare rumore, ma c’è, e c’è sempre. Perché quelli che fanno la guerra, nel mondo, sono sempre molto molto di meno rispetto a quelli che fanno la pace. 

La traccia umana sulla terra è una traccia fatta di miriadi di elementi, impossibili da analizzare nella loro totalità e nella loro complessità. Ciò che analizziamo, però, è la risultanza di ciò che l’impronta dell’uomo ha saputo portare nei millenni della sua storia su questo pianeta: millenni di incredibile cultura, di maestose opere d’arte e di architettura, di magnifiche opere dell’intelletto, di meravigliosi incroci e di virtuosismi per descrivere i quali spesso le parole non sono sufficienti.

E, tutto questo, è ciò che Maria Dolens rappresenta. 

Ed ecco perché HUMAN CROSSING – FOOTPRINTS OF CULTURE AND PEACE, viene proposto alla Fondazione Campana dei Caduti di Rovereto. 

Maria Dolens suona per gli esseri umani, portatori di pace.

Roberto Ronca > Art Curator

Debora Salardi > Organizzazione e Comunicazione

Marco Marsilli – Reggente Fondazione Campana dei Caduti

La Fondazione Campana dei Caduti è lieta di co-organizzare, con la collaborazione di AIAPI, Associazione Internazionale Arti Plastiche Italia, la mostra Human Crossing. Proseguono pertanto anche per il 2021 e, anzi, raddoppiano, le iniziative che legano il messaggio di pace di Maria Dolens all’arte figurativa. Salvo differimenti legati alla nota situazione epidemiologica, che verrebbero ovviamente subito comunicati, la mostra Human Crossing sarà visitabile presso la sede della Fondazione dal 17 aprile al 17 maggio. Ad essa farà seguito nel periodo estivo la esposizione “Human Rights?”, divenuta ormai un classico della programmazione al Colle di Miravalle, in quanto giunta alla sua 12.ma edizione.

L’Arte, in tutte le sue forme di espressione, rappresenta in qualsiasi momento una delle principali risorse di cui tutti noi disponiamo, aiutandoci a superare i confini e le limitazioni frapposti alla nostra innata libertà di pensiero e di movimento da decisioni umane o da eventi naturali. Non è certo un caso che in tutti i regimi totalitari le rappresentazioni artistiche “difformi” dalle direttive di base siano state, e vengano ancora oggi, immediatamente perseguitate ed i loro autori puniti.

Come emerge chiaramente nel difficile periodo in cui stiamo vivendo, gli ostacoli e le barriere erette dalle forze della natura possono modificare radicalmente le abitudini di vita delle persone, allontanandole dagli abituali luoghi di frequentazione ed obbligandole ad uno stato di semi isolamento. Di qui la capacità dell’Arte, attraverso l’universalità dei suoi messaggi e la forza delle sue suggestioni, di recare ai cittadini, sin dentro le loro abitazioni, un messaggio positivo e costruttivo, rafforzandone al contempo il senso di comunità.

L’Arte possiede, infine, la capacità di unire, attorno ad un obiettivo condiviso, personaggi anche molto distanti fra loro per origine, cultura e percorso di vita. È il caso del due artisti di oggi, l’italiano Giulio Orioli e l’equadoregno Pablo Caviedes, che all’interno di carriere di grande successo hanno fatto del valore della Pace il simbolo più elevato della loro rappresentazione artistica e del loro contributo di uomini profondamente impegnati.

Marco Marsilli > Reggente Fondazione Campana dei Caduti – Rovereto

Pablo Caviedes

Il mio processo artistico riflette la mia esperienza di vita in quanto è in costante mutamento e viene modellato dalle culture dei luoghi in cui ho vissuto: Ecuador (il mio paese natale), Parigi, Barcellona e attualmente
New York.
Si è sviluppato attraverso lo studio di concetti e argomenti che mi hanno toccato o incuriosito, come la convivenza degli esseri umani con la natura.
Ciò è evidente nella mia serie più lunga di opere “Entre blanco oscuro y Negros claros”, “Los Ungulados”, “Griots”, “Silencio”, “Bridges and Ways”, “Mannequin”, “Nomada” e più recentemente “On the Map.”
Alcuni affrontano questioni che coinvolgono questioni sociali, come la grave crisi politica ed economica che ha portato alla più grande migrazione in Ecuador e, nella mia ultima serie, la complessità delle origini e
dell’identità del popolo americano come prodotto dell’immigrazione in corso, mentre altri sono esplorazioni estetiche, come il mio studio sui colori monocromatici.
Attraverso ogni lavoro, cerco di provocare una sorta di reazione da parte dello spettatore – riflessione, domande, empatia, sensibilità – con cui formare le basi per una nuova comprensione o prospettiva sull’argomento.
I mezzi che utilizzo sono stati fortemente influenzati dalla mia esposizione a varie culture, che ha ampliato i miei orizzonti e portato all’adozione di varie tecniche.
Mentre uso principalmente pittura, disegno, incisione, scultura, oggetti d’arte e installazioni, ho anche usato arte digitale, pittura 3D e video di animazione per sviluppare un linguaggio visivo.
Queste tecniche mi hanno permesso di esprimere la mia filosofia di vita.
Seguendo le tappe metaforiche del grande viaggio dell’umanità, con la sua presenza di momenti storici che hanno segnato le tracce del tempo ho trovato importante fare un viaggio retrospettivo nella storia per
trovare punti di riferimento degli inizi di quella che chiamiamo “Civiltà” o l’attuale stile di vita.
Riconoscendo le mie origini e quelle dei miei antenati mi riferisco alle vestigia pre-Inca trovate in Sud America, vicino a quella che oggi è Lima-Perù e quella che 5.000 anni fa era la prima grande città conosciuta
come Caral, simile a quelle società che sorsero in Mesopotamia, Egitto, India, Cina o Mesoamerica durante quel periodo.
Gli esperti ritengono che gli esseri umani si stessero organizzando all’interno di quelle grandi metropoli per la necessità di difendersi e proteggersi meglio
dagli attacchi degli invasori.
Tuttavia, a Caral era diverso. Non ci sono prove di armi o elementi usati in guerra che supportino quella teoria lì.
Invece, i risultati includevano strumenti musicali rudimentali come flauti, fatti di ossa di animali, che indicano le celebrazioni pacifiche e i rituali che
venivano eseguiti a Caral, non la guerra.
Riconoscere le mie radici mi fa sentire ancora più fiducioso nel potere creativo dell’arte.
Come i miei lontani antenati, il cui modo di vivere e costruire le loro società senza guerre si è dimostrato possibile, spero che attraverso l’arte possiamo
combattere le guerre e aiutare a coltivare un essere umano migliore.

Pablo Caviedes

Giulio Orioli

Sono diversi i filoni su cui s’impernia la mia ricerca artistica, ma tutti esplorano l’entità dell’uomo.
Alcune opere focalizzano gli aspetti interiori, che riguardano l’evoluzione della coscienza nel corso della storia
attraverso le interazioni culturali.
Ricerche filologiche hanno dimostrato che inizialmente i popoli si attestarono su una base comune di conoscenza; il numero 432 viene preso in considerazione da diverse civiltà, frutto di osservazioni astronomiche
riconducibili al battito cardiaco.
Ecco, uno dei temi che più mi affascina è la ricerca dell’origine, la metafisica dell’ Uno, tema tanto caro ai greci.
L’altro aspetto invece è come l’uomo modifica la realtà col suo agire e la sua immaginazione, un tema questo su cui scorrono ancora fiumi d’inchiostro.
Io ho avuto la fortuna di vivere a cavallo dei due millenni e di assistere ai cambiamenti, anzi agli sconvolgimenti culturali in cui facevano eco gli spari delle Grandi Guerre.
E proprio da questi ritorni che s’incentrano scenari riconducibili all’opera “teatro della tragedia”.
Ma dal dopoguerra, una rivoluzione ancora più insidiosa si fa avanti che veste i panni del progresso, destinata a cambiare il corso della storia dell’umanità: la rivoluzione industriale che con le sue grigie sfumature
ci conduce nell’era della tecnica dove l’uomo smarrisce la sua dimensione ontologica.
La metafisica dell’Essere subisce una metamorfosi, si oggettivizza.
È qui che il capitalismo trova il suo punto di forza per la mercificazione di massa e la crescita ad oltranza.
E in questo pensiero di identità smarrita, che si muove la mia ricerca artistica attuale; intesa più come spunti di riflessione, con una idea di arte che non racconta, ma che accenna per non perdere in mille rivoli i
punti cardine del nostro “Viaggio”.
In una realtà, diventata ormai tanto complessa quanto insidiosa, sempre pronta a diverse interpretazioni, in questi scenari liquefatti è facile scivolare nel riduzionismo e nella semplificazione.
Il dibattito filosofico/scientifico contemporaneo tra moderno e postmoderno, ancora sta tracciando i confini di ciò che è accaduto nel secolo scorso.
I cambiamenti sono stati così repentini e sconvolgenti che hanno incrinato le basi su cui si poggiava la cultura occidentale.
Se si pensa alla linearità in continuo divenire, su cui si basava il modernismo illuminista di Newton e Cartesio e all’idea decostruzionista del
postmodernismo a partire da Nietzsche, che culmina nella sparizione dello spazio e di un’ idea di materia che perde la sua solidità e consistenza.
La terra su cui poggiano i nostri piedi viene collocata in uno spazio cosmico relativistico.
In arte sparisce le forma.
Beh, annodare questi fili non è semplice.
L’arte fa la sua parte in questo scenario di perenne mutamento, registra i cambiamenti nel corso della storia e ci mostra come fenomeno sociale
la transitorietà della vita. Il mio punto di vista è che l’arte oggi debba occuparsi di questi grandi temi fondamentali per dare un nuovo senso a
categorie che si sono svuotate del significato originario; vanno riscritte con diversi paradigmi inglobando i nuovi significati per ricondurre a una
nuova ontologia; non solo il senso dell’umanità dell’Essere, ma anche del pianeta Terra inteso come essere pulsante.
In questo modo l’arte, ultimo avamposto di una realtà frantumata, può dare risposte al nostro destino comune.

Giulio Orioli

STRUTTURA ORGANIZZATIVA E ARTISTICA 

DIREZIONE ARTISTICA > Roberto Ronca 

COMMENTO CRITICO > Caterina Orioli

COORDINAMENTO E GESTIONE PROGETTO > AIAPI e SPAZIO-TEMPO ARTE 

IDEAZIONE > Roberto Ronca e Debora Salardi 

COMUNICAZIONE > Debora Salardi 

PUBBLICHE RELAZIONI > Debora Salardi, Ornella Luvisotto

CONCEPT COORDINATOR >Piergiorgio Baroldi

SEDE > Fondazione Campana dei Caduti – Rovereto (TN)

UFFICIO STAMPA AIAPI > Spazio-Tempo Arte 

AMMINISTRAZIONE > Studio Baroldi

WEBDESIGN > Spazio-Tempo Arte

ASSISTENZA LEGALE > Maria Antonietta Maggi

SPAZIO-TEMPO ARTE FACEBOOK MANAGER – AIAPI FACEBOOK MANAGER > Alfredo Avagliano

FONDAZIONE CAMPANA DEI CADUTI

ROVERETO – TRENTO – ITALIA

dal 17 Aprile al 17 Maggio 2021

FONDAZIONE CAMPANA DEI CADUTI

Colle di Miravalle – 38068 Rovereto | Telefono: (0039) 0464.434412 – (0039) 0464.434394  | Fax: (0039) 0464.434084

https://www.fondazioneoperacampana.it/it/

E-mail: info@fondazioneoperacampana.it

INFO POINT EVENTO

HUMAN CROSSING | FOOTPRINTS OF CULTURE AND PEACE

PABLO CAVIEDES e GIULIO ORIOLI

info@aiapi.it