MOSTRE A PAGAMENTO E CURATORI STAR: QUANDO L’ARTE PERDE IL SUO CENTRO

di Roberto Ronca

Sollecitato da diversi artisti, sento il bisogno di parlare chiaro.
Sempre più spesso leggo e sento lamentele di artisti e artiste che ricevono richieste di denaro per la partecipazione a eventi d’arte.
La riflessione è talmente semplice da risultare imbarazzante: perché arrabbiarsi?
Basta dire no.
Fino a quando ci sarà chi paga, ci sarà chi si fa pagare. È una regola elementare: la domanda genera l’offerta.
Eppure centinaia di artisti continuano a esporre in mostre a pagamento, rafforzando un sistema che non dovrebbe proprio esistere.
La responsabilità è chiara: chi partecipa ad eventi a pagamento alimenta chi chiede un contributo economico.
Questo meccanismo, inoltre, produce un danno ancora più profondo: l’illusione.
Pagando per esporre, l’artista viene scelto non per il proprio merito, ma per la propria disponibilità economica.
Da lì scatta un inganno sottile: si convince di essere già affermato, di non avere più nulla da dimostrare.
È una trappola che può arrestare la crescita.
Una selezione seria, al contrario, è anche un momento formativo. Un gentile “magari la prossima volta” (non sempre, infatti, è un “no”) aiuta a riflettere, spinge a cercare di comprendere il perché, costringe a migliorarsi.
Come nel processo educativo, così nella crescita professionale i “no” hanno un ruolo fondamentale e necessario.
Un rifiuto può essere un momento doloroso ma, in realtà, è un passaggio prezioso per l’evoluzione dell’artista.
Il “no” rafforza la resilienza. Ogni rifiuto allena alla tenacia.
L’arte è un percorso fatto di continui giudizi esterni: imparare a non identificarsi completamente con un “no” significa rafforzare la capacità di resistere e continuare a creare.
Un rifiuto invita a guardare la propria opera con più distacco e a porsi domande fondamentali per la crescita, come: “Cosa non ha convinto il curatore?”; “Il mio lavoro era coerente con il bando o con il contesto?”; “La mia presentazione era chiara? Ho espresso ciò che realmente intendevo?”.
Questo stimola l’autocritica costruttiva.
Un “no” non significa necessariamente che l’opera non sia valida, ma spesso indica che in quel momento non era in linea con quell’evento, quel tema, quel contesto.
È un’occasione per affinare la direzione artistica.
Ogni rifiuto, inoltre, porta a interrogarsi sulla propria vera urgenza espressiva, per comprendere a chi vogliamo arrivare e per capire meglio se stiamo comunicando in maniera autentica e realmente in linea con il nostro pensiero e sentire.
Quando tutto è immediatamente accolto, il riconoscimento vero – quello non a pagamento, per tornare al punto centrale di questa riflessione – perde valore.
Il “no” crea uno spazio di attesa e di lavoro interiore che rende i futuri successi più significativi e radicati.
Sapere che anche i grandi maestri hanno collezionato molti “no” aiuta a capire che il rifiuto è parte integrante del cammino artistico, non un segnale di inadeguatezza.
Quindi: non comprare i “sì”, conquistali!-
Il “no” è come un fertilizzante invisibile: non si vede subito l’effetto, ma nutre il terreno dell’artista, rendendolo più forte, più lucido e più autentico.
L’evento a pagamento, invece, anestetizza ogni esigenza di evoluzione.
Pagare un “sì” significa autoinibire la propria crescita e, ancor più grave – anzi, gravissimo – è un autogol in piena regola, un autoboicottaggio della consapevolezza.
Alimenta un’autocelebrazione vuota, che esplode in tutta la sua fragilità quando l’artista si imbatte in concorsi seri, dove l’illusione cade e resta solo la durezza della realtà.
A questo si aggiunge un secondo problema: il/la curatore/curatrice star.
Sempre più spesso la mostra diventa il suo palcoscenico, non quello degli artisti.
Il suo nome è il vero marchio dell’evento, le opere restano sfondo di un’apparenza.
Invece di servire l’arte, il curatore/la curatrice la piega alla propria immagine.
Il compito del curatore, al contrario, è tutt’altro: è un ruolo etico e di responsabilità.
Responsabilità verso il pubblico, che deve essere guidato alla comprensione della tematica, del percorso e dei messaggi, dentro un racconto chiaro e coerente.
Responsabilità verso gli artisti, che meritano rispetto, dignità e riconoscimento nell’allestimento.
Responsabilità verso le opere, ognuna delle quali deve arrivare nitida e potente a chi guarda.-
Se una rassegna non riesce a trasmettere tutto questo, la responsabilità non è del visitatore, ma del curatore.-
Io sono un curatore indipendente e ho scelto di essere libero.
Libero di selezionare le opere per talento e qualità, non per budget o prestigio personale.
Libero di offrire al pubblico un’esperienza autentica e agli artisti una reale possibilità di crescita.
Libero di dire no, perché a volte un onesto “no” vale più di cento “sì” comprati.-
I nostri eventi saranno e resteranno a partecipazione gratuita.
Perché se vuoi che la tua opera sia scelta davvero, partecipa a eventi che rispettano la tua arte e la tua crescita.
Se invece sei dispost* a tutto pur di esporre, paga pure – il denaro che spendi è il tuo, quindi fanne ciò che credi – ma non lamentarti.

L’arte non è una transazione commerciale. Non è una passerella per il curatore celebre. L’arte è ricerca, evoluzione, confronto, talento. Tutto il resto è rumore, illusione e impoverimento della cultura.

Roberto Ronca
Presidente AIAPI
Comitato Nazionale di IAA AIAP UNESCO o. p.
Art Curator